matrixsh

Nome:
Località: Roma, Italy

Abito a Roma, lavoro troppo ma dico sempre che è meglio così; sono molto contento della mia vita e profondamente schifato da molto di ciò che vedo intorno a me.

sabato, dicembre 31, 2005

Stella

Stella che che cammini nello spazio senza fine,
donaci per il 2006...
...più attenzione per quello che conta,
e meno dipendenza dal possesso,
più energia pulita e meno petrolio,
più musica e meno rumore,
più pensieri e meno urla,
più pace, dentro e fuori, ma sopratutto dentro,
e meno odio nelle persone e nei popoli,
più tempo con gli amici
e meno con la televisione,
più amore e meno disprezzo,
più verità e meno veleno,
più gioia di vivere e meno sofferenza.

giovedì, dicembre 29, 2005

Diabolico!

Scrivo una storiella che ho sentito oralmente.

Un giorno un diavolo tutto sudato e affannato per la continua ricerca delle sue vittime incontra il suo principale, il capo-diavolo.
Rimane sbigottito perchè il capo sta lentamente fumando il suo sigaro, e osserva tranquillo la città dal tetto di un palazzo.
"Ma, signor capo-diavolo - gli fa - anzichè cercare nuove vittime, te ne stai tranquillamente a guardare il panorama? E' questo l'esempio che ci dai?"
Il capo diavolo guarda con disprezzo il suo sottoposto, e risponde ridacchiando:
"Perchè affannarsi tanto? Io ho inquinato le acque."

mercoledì, dicembre 28, 2005

Libertà e conoscenza

Libertà e conoscenza sono strettamente connesse.
Nel momento in cui conosco completamente le variabili di una situazione, posso scegliere liberamente la soluzione che ritengo migliore.
In altri termini, se ho davanti due bicchieri di vino, ho la libertà di scegliere quello che preferisco soltanto se li conosco entrambi.
Se ne conosco solo uno, la scelta sarà dettata dalla mia voglia o meno di provare qualcosa di nuovo.
Se non ne conosco nessuno, la mia scelta sarà casuale.
Il problema è che, nella maggior parte delle circostanze, quando faccio una scelta non conosco tutti gli elementi del problema. Non solo, spesso le scelte si basao su credenze incomplete o sbagliate.
Quindi credo di essere libero, ma non lo sono.
E tutto ciò senza scomodare il subconscio, le spinte sociali, le emozioni.
La domanda è: come ci si difende?

martedì, dicembre 27, 2005

...e adesso la pubblicità

Quanti messaggi pubblicitari raggiungono normalmente una persona ogni giorno?
Il sig. Rossi ogni mattina va al lavoro in macchina, e sente alla radio il notiziario con le pubblicità che lo precedono e lo seguono.
Nel frattempo, supera centinaia di cartelli pubblicitari, furgoni e macchine aziendali.
Arrivato in ufficio, prende il caffè con i colleghi, alcuni dei quali hanno un marchio visibilmente stampato sul petto.
Finalmente entra nella sua stanza, e accende il computer per lavorare. Accede alla posta elettronica, dove gli capita di ricevere pubblicità su tutto.
Quando naviga su internet poi, dove i messaggi sponsorizzati sono innumerevili, nonostante il blocco dei popup.
A metà giornata l'operatore del cellulare gli manda un MMS con le ultime novità e offerte.
Il viaggio di ritorno a casa è simile al mattino. Stalvolta la musica sostituisce il notiziario, ma gli sponsor non si scoraggiano.
Arriva a casa, prende la posta, con la bolletta del telefono e un'offerta di tre libri a venti centesimi l'uno. Poi per rilassarsi un po' accende la televisione, dove la pubblicità intervallata da n pezzetto di telegiornale accompagna allegramente la cena.
Qualche volta, squilla il telefono, con qualche nuovo abbonamento scontato, o qualche proposta convenientissima sul vino.
Alla fine della giornata il Sig. Rossi è ancora libero di filtrare i messaggi, di distinguere l'"informazione" dalla pubblicità? Quanto a lungo potrà resistere?

sabato, dicembre 24, 2005

Una canzone per Natale

Riascoltando "The world that we created" dei Queen, mi è venuta voglia farne una traduzione in italiano.
Eccola qui:

Guarda quelle bocche affamate che dobbiamo nutrire
Dai un'occhiata a tutta la sofferenza che generiamo
Così tanti volti sparsi intorno
cercano quello che gli manca

E' questo il mondo che abbiamo creato?
Perchè lo abbiamo fatto?
E' questo il mondo che abbiamo invaso
contro ogni legge?
Così pare alla fine
E' questo quello per cui viviamo oggi?
Il mondo che abbiamo creato

Lo sai che ogni giorno un bimbo nasce indifeso
ha bisogno di cure e amore in una casa felice
e da qualche parte un uomo ricco siede sul suo trono
aspettando che la vita gli scivoli via

E' questo il mondo che abbiamo creato?
Lo abbiamo fatto noi
E' questo il mondo che abbiamo devastato
fino al midollo?
Se c'è un Dio lassù che guarda
cosa penserà di quello che abbiamo fatto
al mondo che Lui ha creato?

venerdì, dicembre 23, 2005

Vero e falso natalizio

Lo aveva già capito Platone.
Quello che l'uomo percepisce con i sensi non corrisponde necessariamente alla realtà. Anzi, spesso è il contrario. In altre parole, tutto quello che vedo, che sento, che percepisco e che tocco è una mia interpretazione della realtà, non è la realtà.
Per il bambino di 4 anni Babbo Natale esiste. E' vero, reale.
Per me, il panettone è buono.
Poi il bambino scopre che Babbo Natale non esiste.
E io scopro che il panettone contiene veleno (vedi anche qui).
Due esempi stupidi di un problema serio. Serissimo. Che portato alle sue estreme conseguenze può portare a tre conclusioni, e tre diversi personaggi:

Personaggio 1: "L'ateo" - Non me ne frega niente della realtà, tutto ciò che conta veramente è la mia percezione. Sono il centro di tutto e tutto ruota intorno a me: quindi sono arbitro di ciò che è giusto o sbagliato, di ciò che è bello o brutto, di ciò che è rosso o verde. Ogni altra ipotesi è irrealistica!

Personaggio 2: "Il credente" - Io non posso conoscere tutta la realtà, ma cerco di avvicinarmi il più possibile ad essa, cercando prove e informandomi quando possibile. Esiste un giusto e uno sbagliato, un vero ed un falso: il mio compito è scoprirli e adeguarmi.

Personaggio 3: "L'agnostico" - E' evidente che non ho gli strumenti per conoscere la realtà, quindi è inutile che mi affanni più di tanto a cercarla. So che ci sono contraddizioni, che il senso comune qualche volta è sbagliato, ma vivo senza preoccuparmene eccessivamente, e senza voler trovare contraddizioni e congiure ovunque. E vivo meglio.

Chi avrà ragione?

mercoledì, dicembre 21, 2005

Perchè Matrix

Matrix in breve (chi non l'ha visto non prosegua oltre...):

Neo lavora in un'azienda di software, nel tempo libero fa l'hacker.
Prova un senso di disagio, nella realtà in cui vive i conti non tornano, la verità ufficiale non riesce a fornire risposte.

La sua ricerca di verità lo porta a conoscere Morpheus (tra l'altro, Morfeo è il dio dei sogni nella mitologia greca), che lo pone di fronte a una scelta radicale: una pillola (quella rossa) gli farà finalmente capire la Verità, un'altra lo lascerà nell'ignoranza. Una sola regola: non si torna indietro.

E così Neo ("nuovo", in greco) capisce che il mondo in cui vive è un ammasso di menzogne accatastate l'una sull'altra per tenere soggiogati e sfruttare gli uomini, che ogni aspetto della realtà è manipolato, studiato a tavolino, che la destinazione inevitabile dell'umanità, se non si interviene in tempo, è la sua distruzione.

Un annuncio ufficiale: oggi io sono Neo.

E tu?

giovedì, dicembre 15, 2005

Il Grande Ingorgo Finale

La storia si ripete.

Si avvicina il Natale, la città viene presa dalla frenesia degli acquisti. Più traffico, più smog, più file, più attese ovunque. E a Roma, anche in condizioni normali, il traffico è drammatico.

Ho una teoria.

Prima o poi, in un punto nevralgico della città, diciamo piazzale Flaminio, qualcuno, snervato e stremato dal traffico, passerà con il rosso andando a bloccare anche quelli che hanno il verde. Uno col verde, imbestialito per il comportamento del "rosso", gli impedirà di passare imprecando a gran voce. Così saranno in due a non passare, causando una reazione a catena. E piazzale Flaminio resterà bloccata.
Da un'altra parte, lontano ma non troppo (facciamo Piazza Fiume), succederà la stessa cosa. E poi lo stesso, in altri tre o quattro punti scelti con cura.

Quando questo avverrà, e dico "quando", non "se", ci sarà il Grande Ingorgo Finale, che paralizzarà definitivamente la città.

Sarà quest'anno?

mercoledì, dicembre 14, 2005

Subliminale?!

Qualche giorno fa, navigando per la rete, mi sono imbattuto in un sito davvero strano, il cui indirizzo è:

http://www.ccsg.it/Antonio.html

A parte le teorie di una congiura mondiale, e un sottofondo odiosamente razzista, forse parte del contenuto è valida?

Immagino sia opportuno indagare con attenzione...

martedì, dicembre 13, 2005

Un'ora di ordinaria follia

Me ne ero dimenticato.

Normalmente uso il motorino. Sopporto caldo e freddo, pioggia, traffico, rischio perenne, ma arrivo in tempi umani, e questo mi ripaga di tutto. Ma ieri il motorino si è rotto...
Non prendevo l'autobus da quasi un anno.

Non aspetto a lungo, ma salire è particolarmante faticoso. "Vado avanti a gomitate tra la gente che si affolla". Sono le 8.00.

Nella mano destra ho la borsa con il portatile, un po' di documenti e un po' di libri, per un perso totale di dieci chili. Alla mano sinistra, l'ombrello (ovviamente piove a dirotto)

I primi duecento metri sono un dramma.

Sono totalmente bloccato. Non riesco a posare la borsa, nè a posare l'ombrello. L'anziana signora vicino a me mi guarda storto e fa "Insomma, con quest'ombrello mi sta bagnando i pantaloni". Chiedo scusa signora, e mi rimangio silenziosamente il luogo dove penserei di mettere l'ombrello, risolvendo due problemi...
L'autobus è praticamente fermo: sono passati quasi dieci minuti e siamo ancora lì. I viglili sono rifugiati nel baracchino.
La borsa pesa.
Avrei voglia di sbottonarmi la giacca, ma non so da dove cominciare.
L'autista, simpatico, comincia ad imprecare contro i motorini, contro i pedoni, contro le macchine che passano col rosso.
I vetri sono completamente appannati, ma una cosa è certa: siamo ancora fermi.
Ho caldo, paurosamente caldo. Ho la giacca abbottonata e non riesco a muovermi. Sono passati 20 minuti, e finalmente arriviamo alla fermata successiva. Il braccio mi fa male. Sono sudato.
La gente cerca di entrare, ma è davvero impossibile. C'è un po' di movimento. Prendo il coraggio a quattro mani, e con la massima rapidità possibile, ignorando le occhiatacce poso a terra la borsa e mi sbottono la giacca. Recupero la borsa e riesco anche a cambiare braccio. Ah, va molto meglio.
Intanto l'autista impreca contro i potenziali passeggeri che non riescono a entrare. "Ma 'ndo annate, nun vedete che nun ze entra? AHO! DOVETE SCENNE! COSI' LE PORTE NUN ZE CHIUDENO!!"
Alla fine le porte se chiudeno.
Fortunatamente c'è la preferenziale: lenti, ma si scorre. Altre fermate, stesse scene.
La persona alla mia destra è particolarmente impegnata col suo naso.
E io immagino di stare in montagna, a sciare su una pista completamente vuota, immerso nello spazio, nel bianco, nel verde, nel silenzio.
L'autobus riparte.

Alla fine, dopo quasi un'ora, scendo.

Il sollievo è tale che il mio "aaaaaahhhhhh" attira gli sguardi incuriositi dei passanti.

Mi incammino verso l'ufficio, e spero che domani, al posto di quest'agonia, potrò godermi i miei venti minuti di motorino al freddo, sotto la pioggia e nello smog.

E poi mi chiedo: questa lotta tutti i giorni, ripetuta per anni, può lasciare una persona sana di mente?

domenica, dicembre 11, 2005

Telecom Italia è morta!

A ottobre dell'anno scorso, ricevo una fattura della Telecom, per due videotelefoni e un cordless. Importo totale, 360 euro.
Tutto normale, se non fosse che io, quella roba, non l'ho mai chiesta.
Un po' preoccupato, chiamo il call center (si quello lì, il numero di persone fatte...) segnalando il piccolo disguido. Si sa, un errore può capitare a tutti.

"Non si preoccupi, - mi assicurano, ora che ha segnalato il problema non le verrà addebitato nulla in bolletta".

A Gennaio, puntuale come la morte, arriva la bolletta. Naturalmente, accompagnata dalla prima rata dei vari telefoni, che peraltro non mi sono mai arrivati.
Pago la bolletta, richiamo il call center, spedisco una raccomandata, ricevo assicurazioni che il problema sarà risolto. Arriva marzo, arriva la bolletta, e, guarda un po', c'è la seconda rata.

Bene.

Non pago la bolletta, cambio operatore telefonico (ottenendo un risparmio di circa il 50% sulle mie spese telefoniche), scrivo un'altra raccomandata chiedendo il rimborso. Poi dimentico il tutto.

E vissi felice e contento?
No.

Nel frattempo infatti, mi arrivano due raccomandate con l'intimazione a pagare la bolletta.
Raccomandate NON firmate. Neanche quando ti minacciano di farti causa ti danno il nome di una persona, il nome di un imbecille, il nome di un responsabile.

Ok, vediamo chi è più duro. Faccio spedire una raccomandata dall'avvocato.

Sono più duro io (o almeno così mi illudo)! Dopo più di un anno dall'inizio del casino, arriva la nota di credito (i soldi ancora no, ma su quello sono fiducioso, prima o poi, tra sei sette anni, non ho fretta).

Le scuse ovviamente no.

Ma mi accontento, sono già troppo felice che non riceverò mai più una lettera con quel marchio infame, che non avrò più a che fare con il numero di persone fatte (a onor del vero, al di là delle battute, sono ragazzi sottopagati e precari che devono beccarsi lamentele di cui non hanno alcuna colpa, buttati lì con un corso di tre giorni e lasciati completamente impreparati).

E invece...

Lo so che sembra incredibile, lo so che sembra irrealistico, ma giuro che è avvenuto, ho le prove, la prossima volta scannerizzo tutto.
Tre giorni fa mi arriva la fattura di un cordless. Aladino. Pure il genio della lampada mi devono fare odiare, maledetti.

Importo 109 euro.

A questo punto una serie di domande mi sorgono spontanee:

1. Non sono più loro cliente. Non lo sarò mai più, non lo sarò MAI più, a costo di usare il piccione viaggiatore, a costo di comprarmi un megafono, a costo imparare a fare i segnali di fumo, al costo di non parlare più con nessuno! Perchè hanno il mio nome, perchè non mi hanno cancellato dai loro maledetti database, perchè continuano a perseguitarmi?
2. Perchè arrivano prodotti, anzi, a dire il vero i prodotti non arrivano, arrivano solo le fatture, che uno non ha mai ordinato? Chi ci guadagna?
3. Perchè quando un cliente segnala il problema la Telecom non si preoccupa di risolverlo, e piuttosto perde il cliente perchè non è in grado di gestire la segnalazione?
4. Perchè non è possibile, mai, MAI, parlare con un responsabile?
5. Perchè la Telecom non firma le sue raccomandate?
6. Perchè la Telecom continua ad essere il servizio più caro in Italia, e non offre assolutamente una qualità di servizio accettabile?
7. Come si fa a vendere un cordless a 109 euro quando lo stesso prodotto con un altro nome non marchiato telecom lo trovi a 30 euro in meno? Cos'è, si credono Armani, che paghi la firma?

Lo sai quanto costa il primo minuto di chiamata a Rio de Janeiro da casa con Telecom?
1,3014 euro (di cui 30,98 centesimi di mitico "scatto alla risposta"). Fonte: Telecom Italia
Lo sai quanto costa lo stesso minuto con Skype?
0,0310 euro. Fonte: Skype

Facendo i conti della serva, la chiamata con Telecom mi costa 41,98 volte più di quella con Skype (ah, senza considerare il canone, naturalmente). Oppure, se preferisci, Telecom costa il 4198% in più di Skype. O ancora, Skype costa un quarantaduesimo di quanto costa Telecom.

E cosa mi offre di più?

Due cordless e due videotelefoni (ma a che servono poi? a farti vedere quando sei al cesso?), mai richiesti, mai arrivati, a 469 euro.

La telecom è morta, incancrenita dalla boria, dai debiti, dallo scontento dei collaboratori, dalla mancanza di responsabilità, dall'illusione del monopolio, un gigante d'argilla che vive degli allori del passato.

La telecom è morta. Viva Skype.

sabato, dicembre 10, 2005

Lo sai che quello che mangi fa schifo?

C'è un paradosso: una metà (abbondante) del mondo non ha da mangiare a sufficienza, mentre l'altra metà si avvelena con cibi allucinanti. E finalmente qualcuno se ne sta accorgendo (vedi per es. il post di Beppe Grillo di ieri).

Ora ho davanti a me una confezione di Kinder Delice. E' una merendina che sembra fatta di pan di spagna e cioccolato. Sulla confezione, bene in evidenza, c'è la promettente scritta "Ricca di latte", con una brocca di latte e un mestolo di cioccolato. Dietro, a tranquillizzare ulteriormente il potenziale acquirente, la scritta "Kinder Dèlice, fatta con latte, farina di frumento e cacao è ideale per mangiare qualcosa che sia nutriente ma anche buono".

Un capolavoro di cinismo.

Perchè ben nascosti, dietro una linguetta da sollevare, in piccolo, scritti al contrario rispetto alle scritte citate sopra, ci sono gli ingredienti, messi in ordine di quantità. Eccoli qui:

1. ZUCCHERO
2. GRASSI VEGETALI
3. Farina (9%)
4. Uova
5. Sciroppo di glucosio-fruttosio (ma non bastava lo zucchero?!)
6. fino a 11: ingredienti più o meno normali, anche se non li hai in cucina...
12. aromi
13. agenti lievitanti carbonato d'ammonio e carbonato acido di sodio
14. Emulsionanti mono e digliceridi degli acidi grassi, lecitina di soia

In sostanza, almeno il 70% della "nutriente" merendina è composta da zucchero (costa poco e pesa molto) e non meglio specificati "grassi vegetali" (non è certo olio di oliva, altrimenti lo scriverebbero). Hai idea della consistenza e del sapore di una roba fatta al 70% da zucchero e grasso. Immagino che la consistenza sarebbe una roba gelatinosa e compatta, con un colore e un sapore che non hai neanche voglia di immaginare.
Quindi, per mascherare la scarsa qualità degli ingredienti, la Kinder deve aggiungere emulsionanti (il loro scopo è proprio questo: dare al cibo un sapore ed una consistenza diversa da quella che avrebbe se non ci fossero) e aromi.

Questa "merendina" è destinata sopratutto ai bambini.
Questa "merendina", per i valori nutrizionali che ha, è peggio, molto peggio di un pezzo di lardo.
Questa "merendina", per come viene proposta, dà l'idea di una cosa genuina e sana.
Questa "merendina" (e questo è grottesco) costa quanto una pastarella in pasticceria.
Questa "merendina" non la darei neanche ad un maiale.
Questa "merendina" è solo uno degli innumerevoli esempi di come le industrie alimentari stiano avvelenando i loro clienti (cioè te) per fare maggiori profitti.

La soluzione esiste. Non comprarla. Poi, gridalo, scrivilo, comunicalo a chi ti pare.

Intro

Così, dopo vari indugi, è deciso. Anch'io apro un blog.
Quello che mi ha fermato finora è la Grande Domanda: ho qualcosa da dire?
O ancora meglio, ho qualcosa da dire che possa essere un minimo interessante per qualcun altro?
L'immodesta risposta alla domanda è: si.
E infatti sto scrivendo.
L'altra questione, anche questa di importanza fondamentale è: quello che ho voglia di dire, ho anche voglia di firmarlo?
Qui invece, per ora, la vile risposta è no.
Infatti mi rifugio in un precario anonimato per dire quasi tutto quello che ho voglia di dire.
Almeno per ora.
Matrix