matrixsh

Nome:
Località: Roma, Italy

Abito a Roma, lavoro troppo ma dico sempre che è meglio così; sono molto contento della mia vita e profondamente schifato da molto di ciò che vedo intorno a me.

venerdì, gennaio 27, 2006

Energia: l'inizio della fine?

Giovedì sera, in palestra. Alla porta dello spogliatoio un avviso. "Si informano i gentili clienti che, per il noto decreto legge sull'energia, la temperatura delle docce e degli ambienti potrebbe non essere adeguata".
Ecco i primi, piccoli effetti della microscopica riduzione delle forniture di gas dalla Russia.
Anche questi aiutano a riflettere. Ho ascoltato con preoccupazione quando i nostri politici hanno affermato con orgoglio che abbiamo riserve per ben 15 giorni.
15 giorni?!?
Siamo così dipendenti dall'estero che se c'è una crisi energetica globale noi duriamo 15 giorni?
E poi?
Metto insieme un po' di elementi: Asia che consuma sempre più energia e petrolio; petrolio che, secondo molti, è in rapida diminuzione; energie alternative ancora alla preistoria; l'Italia che è totalmente dipendente dall'estero per l'energia (tranne un piccolo giacimento di petrolio di qualità infima in Basilicata, e poco, pochissimo gas); ancora l'Italia, che baciata dal sole, è praticamente priva di pannelli solari nelle case (mentre in Grecia sono obbligatori per legge)
Non so, francamente mi fa paura...

sabato, gennaio 21, 2006

La Ferrari a rate

Sul sito www.disinformazione.it ho trovato un articolo su cui credo valga la pena riflettere.

Dov’è la tua Ferrari ? Dov’è la tua Ferrari a rate ? Siamo cresciuti sin da bambini con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati tutti miliardari, rockstars, divi del cinema o piloti di un jet supersonico con la Ferrari nel garage … ma non è così, e lentamente ce ne stiamo accorgendo. In questi ultimi tre anni in Italia è ormai emersa una nuova classe di poveri, quelli in giacca e cravatta, i nuovi schiavi del turbocapitalismo multinazionale, una nuova classe di morti di fame: quelli con il mutuo erogato al 100 per cento a tasso variabile, quelli con un lavoro atipico a singhiozzo, quelli con l’utilitaria pagata a 20 euro al mese, quelli che fanno la spesa a rate di 5 euro al mese al centro commerciale.
Si spende anche quando non si può spendere (situazione molto preoccupante dal punto di vista socioeconomico), grazie a società finanziarie di prestito al consumo al limite dell’usura, pubblicizzate da qualche personaggio televisivo trasformato in adescatore mediatico per le sue fattezze ed aspetto rassicuranti. Cominciate a svegliarvi dal torpore innocente di chi si è fatto sinora abbindolare da questa “schiavitù mediatica dell’ultimo modello appena uscito” o del “beneficio senza sacrificio”. Sono ormai dappertutto, vi stanno bombardando e vi stanno convincendo a spendere anche quando non potete o non volete, la loro presenza è ormai dilagante (se non preoccupante): spot televisivi, radiofonici, inserzioni su testate giornalistiche, volantini nella cassetta della posta e sul tergicristallo dell’auto: chiedi e ti sarà dato. Quanto ti serve 5.000 euro? 10.000 euro? 25.000 euro? E a che cosa ti servono? Per rifarti le tette? Per comprare il nuovo scooter a tuo figlio che ha preso cinque asterischi in prima superiore? Per comprarti la nuova tv al plasma con cui giocare alla play(gay) station? Non ti preoccupare, tanto non ti facciamo alcuna domanda, ci pensiamo noi: e la vita finalmente ti sorriderà. Per adesso.
Poveri Italiani: ormai avete iniziato a lucidare le maniglie del Titanic. Spendere il denaro che non si possiede è sintomo di una grave carenza di responsabilità, soprattutto se quel denaro lo si spende (non possedendolo) per andare in vacanza in qualche località esotica o per avere l’ultimo modello di videofonino ultima generazione: e tutto questo solo per poter fare lo sborone con gli amici del bar e/o per non sentirsi inferiori socialmente. Mettetevelo nella zucca: siete consumatori, sottoprodotti di uno stile di vita che ormai vi ossessiona: sono vestito alla moda? il mio cellulare è trendy? la mia auto è “in”? il mio look è “easy”? mi fanno pena tutti quei ragazzi nelle palestre che cercano di modellare il proprio corpo per assomigliare a quei quattro modelli gay imposti dal tal stilista o dalla tal marca commerciale di jeans. Pensate come rispetto a qualche decina d’anni il paese e la sua popolazione sono cambiati profondamente, quando per comperare una casa o un automobile si accantonava anno dopo anno, rinuncia su rinuncia, lira su lira ed alla fine arrivava il giorno tanto sospirato in cui si andava dal concessionario di auto o dal notaio per il rogito e si “cacciava fuori di tasca propria” sino al 60/70 per cento del prezzo di quello che si comperava. Il resto si finanziava. Razionalmente.
Allora sì, aveva senso dire: “Mi sono comprato l’auto, mi sono comprato la casa”. Oggi sarebbe più opportuno affermare “la banca mi ha comprato la casa e l’auto anticipando tutto, spero di non essere globalizzato e perdere tutto, oltre che il posto di lavoro”. In triveneto esiste una banca (purtroppo non posso farvi il nome) che eroga i mutui sino al 120 % per cento: non è un errore avete letto bene, vi prestano il denaro per acquistare in toto il 100 per cento dell’immobile e un 20 per cento in più per altre frivolezze (probabilmente per comprarvi già la bara da morto). Mala tempora currunt, sed peiora parantur: un ultima domanda. A quando la Ferrari a rate?

domenica, gennaio 15, 2006

Internet e blog: il sottile confine tra libertà e anarchia

I giornali e le fonti di informazione non sono liberi.
Non credo si tratti in una congiura di un misterioso personaggio, o di una singola lobby, o di un partito politico. Non credo che dietro a tutte le guerre ci sia il Vaticano, o la massoneria, o una lobby ebraica.
Semplicemente, ci sono tanti gruppi che hanno molti interessi, e questi gruppi hanno denaro e potere, e ognuno di questi gruppi ha degli interessi che vuole favoriti dalle fonti di informazione.
Un esempio banale: una rivista di turismo fa un reportage sui tour operator. Uno di questi è sponsor abituale della rivista. Il giornalista potrà comportarsi in modo pienamente obiettivo con quel tour operator?
Figuriamoci quando si tratta di politica, economia, poteri importanti.
Internet è una possibile soluzione. Per aprire un sito o un blog non ci vogliono milioni di euro. Chi scrive normalmente lo fa per il gusto di farlo e non ha grossi interessi implicati.
Eppure...
Eppure è sempre difficile distinguere la libertà dall'anarchia. Se tutti possono scrivere quello che gli pare, chi è giudice dell'attendibilità di una notizia, della validità di un'opinione?
Il principio su cui si basa Google per attribuire importanza ad una pagina web è il numero di "citazioni" (link) fatte dagli altri siti. Ossia un parametro "dal basso". Se tanti lo citano, deve essere importante. Non lo decide una redazione, lo decide il numero di citazioni.
Giustissimo, sacrosanto, democratico. E certamente migliore di avere un'informazione imposta "dall'alto", da qualche politico o gruppo economico.
Ma allora che differenza c'è con la chiacchiera da bar o dal parrucchiere, con il pettegolezzo e il sentito dire?
Posso svegliarmi la mattina e inventarmi di sana pianta una storia raccapricciante. magari qualcuno la legge e comincia a citarla. La notizia si diffonde, e diventa di dominio pubblico. Magari qualcuno ci rimette anche la reputazione.
Forse alla fine si scopre che era tutto falso, ma per settimane migliaia di persone hanno in buona fede creduto alla "bufala".
Come sempre, il confine tra democrazia e anarchia è tremendamente sottile.

mercoledì, gennaio 11, 2006

Il mistero delle tariffe aeree

Ci sono dei beni e servizi che hanno un prezzo. Un biglietto dell'autobus, o un biglietto
del cinema costano più o meno lo stesso in tutta Italia. Una bottiglia d'acqua minerale
costa più o meno lo stesso in tutti i supermercati.
Poi ci sono delle cose che non hanno un prezzo, o se ce l'hanno è nascosto e camuffato al
punto da essere reso totalmente irriconoscibile.
Uno degli esempi più eclatanti sono le
tariffe aeree. Prendo per esempio un volo Roma-Londra, da fare in un week-end tra due mesi:
questo dovrebbe garantirci le tariffe più basse con tutte le compagnie aeree.
Ecco i risultati per 4 compagnie aeree. Per la partenza scelgo un venerdi mattina, mentre per il
ritorno una domenica pomeriggio/sera. Quando sono disponibili più voli, scelgo sempre il
più economico. Ecco i risultati, in euro

1. Alitalia
Tariffa dichiarata: 99 €
Totale delle tasse: 96,23
Servizio di vendita: 7
Costo effettivo: 202,23
2. British Airways
Tariffa dichiarata: 100
Totale delle tasse: 73,44
Servizio di vendita:0
Costo effettivo: 173,44
3. Ryanair
Tariffa dichiarata: 49,98
Totale delle tasse: 42.40
Servizio di vendita: 5
Costo effettivo: 97.38
4. Easyjet
Tariffa dichiarata: 54.80
Totale delle tasse: 19.49
Servizio di vendita: 7.50
Costo effettivo: 81.79

Un paio di considerazioni. La differenza nelle tariffe dichiarate non mi sembra eclatante, nel senso che le due low-cost volano in aeroporti normalmente più scomodi, e non offrono bevande o giornali a bordo, nè danno biglietti premio, quindi i 50 euro di differenza hanno senso. Quello che è sconvolgente sono le cosiddette "tasse". Se sono tasse, perchè Alitalia aggiunge 100 euro e easyjet solo 20? Vediamo il dettaglio delle tasse sul sito Alitalia allora: il totale è composto da: un supplemento di 60 euro per andata e ritorno, le tasse aeroportuali (soggette a variazioni a causa cambio valuta), la tassa per i controlli di sicurezza passeggeri e bagaglio, variabili in relazione ai singoli aeroporti di origine e destinazione e il supplemento relativo al servizio di vendita.
In pratica, dei 96.23 euro di tasse, 60 sono un "supplemento". Togliendo il "supplemento" dalle tasse quindi, ottengo solo 36.23, parecchio vicino a quello di Easyjet, con una piccola differenza dovuta forse alla differenza di aeroporti.
Immaginiamo la scena quando compriamo un televisore. Andiamo in un negozio e chiediamo al commesso:
Cliente: "Scusi, quanto costa questa TV".
Venditore "100 euro + iva + tasse".
Cliente "E quindi?"
Venditore "Quindi 205 euro"
Cliente "205 euro!!! E perchè?!"
Venditore "Allora, sono 100 euro di TV, 20 euro di Iva, 20euro di tassa per l'affitto del negozio (consideri che è in centro, quindi costa un po' di più), 10 per l'aumento del costo del personale, 60 di supplemento e 5 perchè mi paga e l'operazione di pagamento costa.
Il cliente ride, se ne va, denuncia il negoziante per pubblicità ingannevole e vince.

Un paio di domande:

Perchè ryanair dichiara una tariffa più bassa di Easyjet e poi costa di più?
Perchè Alitalia dichiara una tariffa più bassa di British Airways e poi costa di più?
Perchè le compagnie aeree non sono obbligate a dare un prezzo che includa anche la benzina, l'aeroporto, il posto a sedere e tutti gli altri oneri obbligatori comunque a carico del passeggero, quando il resto del mondo lo fa?

mercoledì, gennaio 04, 2006

Buoni o cattivi?

Ieri pomeriggio ho assistito ad un episodio di ordinaria violenza urbana.
In una nota strada commerciale romana un "marocchino" (o, per essere più politicamente corretti, un "extracomunitario che con tutta probabilità vende abusivamente musica o film senza pagare i diritti d'autore e senza avere appropriata licenza, nonchè senza pagare le tasse") stava camminando sul marciapiede, con un vistoso borsone in mano.
Un carabiniere lo vede, e si avvicina con passo deciso.
Premetto subito, per evitare equivoci, che sono convinto che il carabiniere abbia fatto il suo dovere, ed abbia seguito le regole.
Il marocchino vede il carabiniere, e scappa. Il carabiniere gli urla di fermarsi, senza ottenere effetti. Scatta l'inseguimento, e il nostro amico viene raggiunto, fermato e buttato a terra. Tenta di rialzarsi. Il carabiniere gli punta la pistola in faccia e gli intima di stare fermo, urlando. Sempre urlando, il poliziotto gli fa aprire la borsa, che ovviamente contiene merce illegale, lo ammanetta, lo spintona fino alla macchina e lo porta via.
La situazione è molto chiara: la legge e la giustizia prevedono che la guardia fermi il ladro. Quindi, Carabiniere: Buono e Marocchino: Cattivo.
Eppure, nel profondo, io credo fermamente di aver assistito ad una grande, enorme ingiustizia.
Di aver visto un uomo che tentava di campare facendo quello che può subire una violenza da un altro uomo che ha dietro le spalle una società che lo appoggia. Di aver visto il potere del più forte scagliato contro il più debole.

lunedì, gennaio 02, 2006

Pronti a farci ingannare? Tanto siamo abituati...

Oggi è apparso sul Corriere della Sera un ottimo articolo di Gabriele de Palma, su una nuova forma di invasione della pubblicità, anche quando non prestiamo attenzione. Ne prendo una parte.

"L'arte in genere, e quella visiva in particolare, è da sempre strettamente connessa all'illusione. Ci siamo ormai tutti abituati al fatto che quello che si vede spesso non corrisponde alla realtà. Ora si aggiunge finzione alla finzione e quello che vediamo, oltre a non essere vero, non è. Sono le pubblicità virtuali inserite nei programmi tv. Il product placement è una pratica di promozione che prevede che il prodotto pubblicizzato faccia parte del contenuto del video, e non sia quindi relegato a uno spot. La pratica è lecita e largamente utilizzata negli Usa, dove recentemente è stato anche istituito l'Oscar per il miglior product placement. I film americani, soprattutto quelli che si annunciano come successi di botteghino, sono già abbondantemente farciti di product placement. Ora anche in Europa, grazie a una recente decisione della Commissione europea, sarà possibile adottarla.
[...]
Alcuni videoregistratori digitali (Tivo negli Usa è il più noto) permettono infatti di evitare gli spot tradizionali, riconoscendoli e scavalcandoli durante la registrazione. Un programma per la tv senza pubblicità è l'ideale di tutti gli spettatori ma è la fine del modello per cui è il prodotto che paga per il programma e non l'utente, se non in termini di tempo. E' per evitare che questa pratica e il modello di business che su essa si basa vengano resi inutili dai videoregistratori digitali o dalla distribuzione dei programmi tv via internet che il commissario europeo Viviane Reding ha liberalizzato il product placement, ed è per rendere questa forma di pubblicità più agile - per chi ci investe - che la Marathon ha messo a punto la tecnologia per illudere lo spettatore sulla presenza di un prodotto nel suo telefilm preferito. Siamo pronti a farci ingannare? Siamo abituati... "