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Località: Roma, Italy

Abito a Roma, lavoro troppo ma dico sempre che è meglio così; sono molto contento della mia vita e profondamente schifato da molto di ciò che vedo intorno a me.

domenica, gennaio 15, 2006

Internet e blog: il sottile confine tra libertà e anarchia

I giornali e le fonti di informazione non sono liberi.
Non credo si tratti in una congiura di un misterioso personaggio, o di una singola lobby, o di un partito politico. Non credo che dietro a tutte le guerre ci sia il Vaticano, o la massoneria, o una lobby ebraica.
Semplicemente, ci sono tanti gruppi che hanno molti interessi, e questi gruppi hanno denaro e potere, e ognuno di questi gruppi ha degli interessi che vuole favoriti dalle fonti di informazione.
Un esempio banale: una rivista di turismo fa un reportage sui tour operator. Uno di questi è sponsor abituale della rivista. Il giornalista potrà comportarsi in modo pienamente obiettivo con quel tour operator?
Figuriamoci quando si tratta di politica, economia, poteri importanti.
Internet è una possibile soluzione. Per aprire un sito o un blog non ci vogliono milioni di euro. Chi scrive normalmente lo fa per il gusto di farlo e non ha grossi interessi implicati.
Eppure...
Eppure è sempre difficile distinguere la libertà dall'anarchia. Se tutti possono scrivere quello che gli pare, chi è giudice dell'attendibilità di una notizia, della validità di un'opinione?
Il principio su cui si basa Google per attribuire importanza ad una pagina web è il numero di "citazioni" (link) fatte dagli altri siti. Ossia un parametro "dal basso". Se tanti lo citano, deve essere importante. Non lo decide una redazione, lo decide il numero di citazioni.
Giustissimo, sacrosanto, democratico. E certamente migliore di avere un'informazione imposta "dall'alto", da qualche politico o gruppo economico.
Ma allora che differenza c'è con la chiacchiera da bar o dal parrucchiere, con il pettegolezzo e il sentito dire?
Posso svegliarmi la mattina e inventarmi di sana pianta una storia raccapricciante. magari qualcuno la legge e comincia a citarla. La notizia si diffonde, e diventa di dominio pubblico. Magari qualcuno ci rimette anche la reputazione.
Forse alla fine si scopre che era tutto falso, ma per settimane migliaia di persone hanno in buona fede creduto alla "bufala".
Come sempre, il confine tra democrazia e anarchia è tremendamente sottile.